Mickey Mouse: un personaggio _pubblico_ a tutti gli effetti di Lauren Vanpelt (Università dell'Arizona, facoltà di legge, tesi in copyright avanzato, primavera 1999) Original English Version at: http://www.public.asu.edu/~dkarjala/publicdomain/Vanpelt-s99.html Traduzione in italiano: Wu Ming 1, no © primavera 2000 Aggiornamenti & informazioni supplementari: http://www.fumetti.org/pubmik.htm http://www.wired.com/news/news/politics/story/17327.html http://www.bday.co.za/98/0218/business/b3.htm http://www.ecn.org/crypto/law/copera.htm "Il personaggio di Mickey Mouse, copyright Disney, è forse il personaggio di fumetti più conosciuto e amato del mondo. Per generazioni, tanto i bambini quanto gli adulti si sono divertiti con Mickey Mouse, che è apparso in centinaia di cartoni animati, show televisivi, videocassette, albi a fumetti, libri e svariati altri media. Anzi, il personaggio di Mickey Mouse è il simbolo stesso della Disney, col quale essa si identifica." "Walt Disney Company v. Transatlantic Video Inc.", U.S.D.C., Central District of Ca., Case No. CV-91-0429 (1991). Così la Disney descriveva la sua star, Mickey Mouse, in una causa per violazione di copyright. E chi non è d'accordo? Chi non ha mai sentito parlare di Mickey Mouse? La sua figura familiare e amichevole ha invaso anche le più remote zone del pianeta. E altrettanto familiare è la compagnia madre e creatrice del personaggio: la Disney. Di rado un'accoppiata coppia (Disney - Mickey Mouse) ha conquistato fama e riconoscimenti su una scala tanto vasta. Ma... Mickey Mouse appartiene veramente alla Disney? Di certo Walt Disney creò il personaggio, ma la Disney ha davvero la proprietà dei diritti su Mickey? Un attento esame della storia di Mickey Mouse dimostra chiaramente e innegabilmente che il suo copyright appartiene al pubblico. Disney creò l'immagine, ma in seguito non riuscì a gestire il copyright, perdendolo. I diritti su Mickey Mouse appartengono a tutti gli adulti che hanno sorriso vedendo i suoi cartoons, e a tutti i bambini che hanno pianto quando un Mickey Mouse di due metri incombeva su di loro perché papà e mamma scattassero una foto. 1. La creazione di Mickey Mouse [1] Dopo aver perso quasi tutto il loro giro d'affari e molti dei loro dipendenti in una trattativa fallimentare, Walt Disney e sua moglie lasciarono New York e presero un treno per tornare in California. Fu su quel treno che Walt Disney iniziò a fare schizzi di un topolino che aveva adottato quando lavorava come grafico pubblicitario a Kansas City. Quegli schizzi divennero la base per Mickey Mouse. Disney voleva chiamarlo Mortimer, ma per fortuna sua moglie lo dissuase e insieme scelsero Mickey. Nel marzo 1928 i Disney Studios iniziarono a lavorare al primo cartone animato di Mickey Mouse. "Mickey Mouse in Plane Crazy" era ispirato all'epico volo transatlantico di Charles Lindbergh. Il cartone animato muto fu proiettato in anteprima sul Sunset Boulevard, Los Angeles, nell'aprile dello stesso anno. Nessuno fu interessato a quella che sarebbe diventata una delle immagini più riconoscibili del mondo moderno, e il film tornò in magazzino. Disney diede al topo una seconda possibilità, in un altro cartone animato muto, "Gallopin' Gaucho" del 1928. Dopo la prima, in agosto, il film raggiunse il suo predecessore, su uno scaffale. Come dice il proverbio, alla terza c'è il miracolo. Nel tentativo di suscitare interesse per la sua creatura, Walt Disney le diede una voce, e da allora non ha più smesso di parlare. A luglio, fu messo in produzione il primo cartone animato "parlante", "Steamboat Willie". La prima, il 18 novembre 1928 al Colony Theater di New York, fu un grande successo. Il successo di Mickey Mouse accompagnato da una colonna sonora, e l'accresciuta fiducia in sé stesso e nel personaggio, convinsero Disney a rimettere mano ai film precedenti, aggiungendovi il suono (novembre 1928). Il 26 maggio 1928 Walt Disney fece le pratiche per i diritti d'autore su "Mickey Mouse in Plane Crazy", come opera inedita. Quel copyright non fu mai aggiornato. "Steamboat Willie" fu registrato il 21 novembre 1928. Il 9 agosto 1930, Disney registrò le versioni sonorizzate dei due film muti intitolati "Plane Crazy" e "Gallopin' Gaucho". 2. Il Mickey Mouse Club [2] Nel 1929 Disney fondò il Mickey Mouse Club, per promuovere la sua nuova star tra i bambini che andavano al cinema. Anche se Walt Disney coniò il termine "Mouseketeers" [gioco di parole tra "topo" e "moschettieri", N.d.T.] solo nel 1950, e il programma televisivo "The Mickey Mouse Club" non sarebbe andato in onda fino all'ottobre 1955, gli iscritti al club erano già un milione nel 1932. Disney vendeva una linea di prodotti ispirati al club ai direttori di sale cinematograficheche, che li usavano per le serate del Mickey Mouse Club organizzate in diverse città. Tra quei materiali c'erano moduli per l'iscrizione, tessere, tessere di compleanno, fino al "Bollettino ufficiale del Mickey Mouse Club". Ciascun oggetto riportava un'immagine di Mickey Mouse, ma senza alcuna indicazione di copyright. 3. Autorità costituzionale La Costituzione degli Stati Uniti dà al Congresso l'autorità di garantire il diritto d'autore: Il Congresso avrà il Potere di... promuovere il Progresso della Scienza e delle Arti pratiche, assicurando agli Autori ed Inventori, per limitati periodi di tempo, il Diritto esclusivo, rispettivamente, per i loro Scritti e le loro Scoperte [3] Fin dalla ratifica della Costituzione, il Congresso ha approvato diverse leggi sul copyright. La nostra trattazione si concentrerà sulle due leggi vigenti durante l'esistenza di Mickey Mouse: il Copyright act del 1909 (da qui in avanti: 1909 Act) e quello del 1976 (da qui in avanti: 1976 Act). Le controversie sul copyright si dirimono presso le corti federali, e solo presso di esse [4]. Il 28 U.S.C. § 1338 afferma: Qualunque causa civile intentata sulla base di qualsivoglia legge del Congresso relativa a brevetti, protezione della varietà delle piante, diritti d'autore e marchi registrati, è di pertinenza delle corti distrettuali. Da tale giurisdizione saranno esclusi i tribunali degli Stati nelle cause relative a brevetti, protezione della varietà delle piante e copyright." La sentenza "Seminole Tribe of Florida v. Florida" afferma chiaramente: "Il copyright è di esclusiva competenza della giustizia federale." 517 U.S. 44, 73, 116 S.Ct. 114,1132 (1996). 4. Scopo del copyright Gli Stati Uniti sono un paese democratico e capitalistico, e questi valori-base sono ben visibili nella legislazione Usa sul copyright, i cui scopi sono incoraggiare e proteggere l'economia, al contempo mantenendo le nuove idee ed espressioni accessibili al pubblico. Le idee non sono mai protette da copyright. Solo le espressioni originali, creative di tali idee possono essere registrate, cfr. "Baker v. Seldan", 101 U.S. 99, 25 L.Ed. 841 (1879) (Solo l'espressione di un'idea è protetta da copyright, non l'idea medesima). Un copyright grarantisce al proprietario diritti esclusivi volti a incoraggiare le persone creative a dedicare il proprio tempo e le proprie energie allo sviluppo di nuove espressioni che arricchiscano la società nel suo complesso, cfr. "Harper & Row, Publishers, Inc. v. Nation Enterprises", 471 U.S. 539, 558 (1985). Tali diritti includono quello di riproduzione, di produrre opere derivative, di distribuire e vendere l'opera e di mostrarla e rappresentarla in pubblico [5]. Tale incoraggiamento prende la forma della protezione legale contro terzi che intendano appropriarsi del prodotto del tempo e della fatica di un autore, per usarlo a proprio profitto. Questi diritti hanno motivazioni d'ordine economico, ma anche morale. Il sistema Usa sul copyright si basa sulla nozione che solo chi ha dedicato tempo ed energie a un'opera abbia diritto a sfruttarla. Le leggi Usa sul copyright proteggono il valore economico della creazione. Si pensi invece al sistema europeo, basato sul diritto morale: in quel sistema, si dice che l'autore ha fatto "nascere" l'espressione, e ha diritti su di essa al pari di qualunque genitore/creatore [6]. Un autore europeo ha diritto a rivendicare la paternità di un'opera e opporsi a qualunque distorsione, mutilazione, alterazione o altra azione che nuoccia all'opera. Il sistema Usa ha adottato alcuni di questi diritti nel 106A del 1976 Act intitolato: "Rights of Certain Authors to Attribution and Integrity". L'incoraggiamento economico della creatività è effettivo, ma per trarre vantaggi dalla nuova espressione di un autore il pubblico deve potervi accedere. La legislazione Usa sul copyright ha stabilito un equilibrio, in base al quale le opere sono protette per un periodo limitato. Dopo la scadenza del copyright, l'opera è di dominio pubblico, cfr. "La Cienga Music Co. v. ZZ Top", 44 F.3d 813, 816 (1995): "Ne consegue che pur avendo [il proprietario del copyright] agito in accordo col 1909 Act, le sue composizioni [protette da copyright] sono divenute di pubblico dominio quando i termini legali del copyright sono scaduti senza essere rinnovati." Le opere di dominio pubblico sono riproducibili o in altro modo utilizzabili da chiunque per creare un'opera a sua volta registrabile, cfr. "Feist Publications, Inc. v. Rural Telephone Service Co., Inc., 449 U.S. 340, 347, 111 S. Ct. 1282, 1289 (1991) (I fatti non possono avere copyright e sono parte del dominio pubblico, utilizzabili da tutti). Cfr. anche "Miller v. Universal City Studios, Inc., 650 F.2d 1365, 1369 (1981). Il paragrafo 7 del 1909 Act proibisce l'apposizione di un copyright su qualunque materiale di pubblico dominio [7]. La corte della Nona Circoscrizione ha sottolineato che la legislazione federale si basa sull'articolo 1, sezione 8, comma 8 della Costituzione, e sugli statuti federali che la implementano, e permette "libertà di copiare qualunque materiale lasciato al pubblico dominio dalle leggi federali sul copyright e sui brevetti.", Cable Vision, Inc. v. KUTV, Inc., 335 F.2d 348, 350 (9th Circ 1964) (quoting Compco Corp., 376 US at 237). 5. La legge vigente Solo opere già protette da valide norme sul copyright in data 1 gennaio 1978 sono protette dal 1976 Act. Se l'opera era di dominio pubblico prima dell'entrata in vigore della legge, tale è rimasta, cfr. "Academy of Motion Picture Arts & Services v. Creative House", 728 F.Supp. 1442, 1445 (C.D. Cal. 1989). Ne consegue che ogni esame della validità del copyright di Mickey Mouse deve partire dalla sua posizione ai sensi del 1909 Act, cfr. "Walt Disney Productions v. Air Pirates", 581 F.2d 751, 754 (9th Circ. 1978), cert. denied, 439 US 1132, 99 S.Ct. 1054, 59 L.Ed.2d 94 (1979). Secondo il 1909 Act, la protezione dell'opera valeva solo se quest'ultima era: 1) materiale registrabile, 2) pubblicata, 3) recante la relativa dicitura [8]. 6. Legge consuetudinaria & copyright a termini di legge Sotto il 1909 Act, esistevano due tipi di copyright: quello statutario [di diritto scritto] e quello della common law [di diritto consuetudinario]. Il consuetudinario era valido dal momento in cui l'opera veniva creata, lo statutario non forniva alcuna protezione finché l'opera non veniva pubblicata e registrata. Tale situazione causò ogni sorta di difficoltà giuridiche sulle effettive date di pubblicazione e registrazione, e l'intero sistema si basava su relazioni incoerenti tra i due diversi circuiti legali. Per semplificare le cose, il 1976 Act eliminò il copyright della common law e lo sostituì con uno quasi-statutario che viene applicato anche ai lavori inediti. Il paragrafo 303(a) del 1976 Act recita: Il copyright di un'opera creata prima dell'1 gennaio 1978, ma non registrata o di pubblico dominio, vale dall'1 gennaio 1978 per il periodo fissato al paragrafo 302. In nessun caso i termini del copyright di un'opera con tali caratteristiche scadrà prima del 31 dicembre 2002 e, se l'opera viene pubblicata entro il 31 dicembre 2002, i termini del copyright non scadranno prima del 31 dicembre [2047] [9] Prima della stesura di questo paragrafo, la durata di un copyright di un'opera pubblicata vigente il 1909 Act era ventotto anni con possibilità di raddoppio per un totale di cinquantasei anni [10]. Un'opera inedita era protetta per sempre o fino alla sua pubblicazione. Vigente il 1976 Act, la scadenza del copyright è di settant'anni dopo la morte dell'autore [11]. 7. Personaggi di finzione Il 1909 Act non tratta esplicitamente della possibilità di registrare personaggi di finzione, ma tanto il 1909 Act quanto il 1976 Act proteggono parti ed elementi di opere registrabili. Storicamente, i personaggi di finzione sono stati protetti in quanto componenti dell'opera. Il paragrafo 3 del 1909 Act estende la protezione a parti registrabili dell'opera di un autore. "Walt Disney Productions v. Air Pirates", 581 F.2d 751, 754 (9th Cir.1978). Ciascun componente è protetto dal copyright dell'intera opera come se ogni parte fosse registrata separatamente [12]. I personaggi non hanno bisogno di essere protetti da un copyright particolare. "Air Pirates", 754: il copyright di una parte dell'opera non può influire sulla durata o l'estensione del copyright dell'opera intera [13]. La Nona Circoscrizione ha stabilito che "è l'originalità l'indispensabile prerequisito della registrabilità di un'opera", cfr. "North Coast Industries. v. Jason Maxwell, Inc., 972 F.2d 1031 (9th Cir. 1992). La Corte Suprema ha confermato che l'originalità è un prerequisito costituzionale del copyright, cfr. "Feist Publications, Inc. v. Rural Telephone Service Co.", 111 S.Ct. 1282, 1288, 113 L.Ed.2d 358 (1991). Quindi, per poter avere un copyright, il personaggio di finzione dev'essere in sé originale ed essere incluso in un'opera più grande a sua volta protetta da copyright. Ma non tutti i personaggi di finzione sono protetti. Solo i personaggi descritti nei dettagli, con tratti caratteristici e costanti, possono avere copyrights separati da quelli delle opere in cui appaiono, cfr. "Nichols v. Universal Pictures Corp.", 45 F.2d 119, 121 (2nd. Cir.1930) e "MGM, Inc. v. American Honda Motor Co.", Inc., 900 F.Supp. 1287 (1995). La già citata sentenza "Walt Disney Productions v. Air Pirates" spiega che qualora un personaggio sia riprodotto visivamente e abbia i requisiti dell'originalità, allora è abbastanza definito da poter essere protetto da copyright (581 F.2d 751, 755 (9th Cir.1978). La legislazione sul copyright non protegge personaggi nei casi in cui "sia virtualmente impossibile scrivere di un particolare tema di finzione senza impiegare certi materiali o stratagemmi letterari tipici", cfr. CK Co. v. Burger King Corp., 1994 WL 533253 (S.D.N.Y. Sept. 30, 1994). Insomma, la protezione del copyright non può essere applicata a personaggi stereotipici, cfr. "Robinson v. Viacom International, Inc.", 1995 WL 417076 (S.D.N.Y.). Un personaggio generico come una bella donna in una piantagione del sud non sarà protetto, mentre Rossella O'Hara non potrà apparire in nessun'altra opera senza il consenso del proprietario dei diritti, finché "Via con vento" sarà protetto da un copyright valido a norma di legge. Riassumendo, ai sensi del 1909 Act, i personaggi di finzione sono registrabili se sono componenti originali di opere protette da copyright, con tratti e caratteristiche sufficientemente delineati. Questo vale finché l'opera che li contiene ha un copyright valido, cfr. "Silverman v. CBS", Inc., 870 F.2d 40, 50 (1988). Ma cosa succede quando cessa tale condizione? La legge federale sul copyright protegge un personaggio di finzione solo finché l'opera pre-esistente che ne contiene l'origine, l'opera-matrice, ha effettivamente un copyright [14]. Quando un'opera che contiene la prima apparizione di un personaggio diviene di pubblico dominio, trascina con sé quel personaggio, cfr. "Silverman v. CBS, Inc., 50". Così, mentre si continuano a creare nuove opere protette da copyright che includono il personaggio, quest'ultimo non è più protetto da copyright se l'opera-matrice è di pubblico dominio, cfr. ibidem. Nel corso di procedimenti giudiziari, la Disney ha dichiarato che le origini di Mickey Mouse sono in "Steamboat Willie" e "Plane Crazy", cfr. "The Walt Disney Company v. Transatlantic Video, Inc.", U.S.D.C., Central District of Ca., Case No. CV-91-0429 (1991). Conformemente a tale rivendicazione, Mickey Mouse è protetto in quanto parte di queste due opere protette da copyright. Qualunque esame del copyright di Mickey Mouse deve dunque concentrarsi sulla validità dei copyright di quei due film. 8. Il requisito della pubblicazione Il 1909 Act richiedeva che un'opera fosse pubblicata perché che la si potesse proteggere con un copyright [15]. Per poterla ritenere "pubblicata" secondo il 17 U.S.C. § 12, l'opera doveva essere stata "riprodotta in più copie per la vendita", cfr. "Hub Floral Corporation v. Royal Brass Corporation", 454 F.2d 1226, 1229, 16 A.L.R. Fed. 588, 172 U.S.P.Q. 418 (1972). La "data di pubblicazione", nel caso di opere messe in vendita, è quella in cui copie della prima edizione autorizzata sono state per la prima volta vendute, messe in vendita e distribuite pubblicamente dal proprietario del copyright [16]. Lo U.S. Copyright Office non considerava la distribuzione di film alle sale un'esecuzione equivalente a pubblicazione, in quanto le copie non venivano vendute o distribuite direttamente al pubblico, cfr. 17 U.S.C. § 12 (1909 Act). I film potevano essere registrati come opere inedite. "Mickey Mouse in Plane Crazy" fu registrato per la prima volta come opera inedita il 26 maggio 1928. In seguito, negli anni Quaranta, copie di quel film muto furono distribuite per la vendita. La semplice comparsa del titolo del film nella pubblicità e/o in un catalogo per la vendita non equivale a una "pubblicazione" secondo il paragrafo 10 del 1909 Act, cfr. "Steinberg v. Columbia Pictures Industries, Inc.", 663 F.Supp 706, 714 (1987), in cui si cita da "Warner Bros.", 720 F.2d at 242-44 ("Trasmissioni promozionali per serie televisive che facciano legalmente parodia del personaggio dei fumetti Superman"). Ma se le copie del film venivano effettivamente vendute, allora il film era "pubblicato" e pubblicato prima della data d'entrata in vigore del 1976 Act, cfr. "Hub Floral Corporation v. Royal Brass Corporation", 454 F.2d 1226, 1229, 16 A.L.R. Fed. 588, 172 U.S.P.Q. 418 (1972). E' indiscutibile che i materiali del Mickey Mouse Club furono pubblicati. Disney stampò l'immagine di Mickey Mouse sui moduli, sulle tessere e sui bollettini del club, e vendette quei prodotti alle sale cinematografiche. 9. Il requisito della dicitura Il 1909 Act garantiva la protezione del copyright a opere pubblicate con impressa l'adeguata dicitura. Quest'ultima doveva consistere in tre parti: 1) la parola "copyright", l'abbreviazione "Copy" o il simbolo © ; 2) il nome del detentore del copyright e, 3) la data, cioè l'anno in cui l'opera è stata pubblicata [18]. La indicazione di copyright doveva apparire almeno una volta su ciascuna copia dell'opera [19]. La mancata attuazione di ciò risultava nell'invalidità del copyright, e quindi l'opera diveniva di pubblico dominio, cfr. "Caliga v. Inter Ocean Newspaper Co.", 215 U.S. 182, 188 (1909). Cfr. anche: "Data Cash Systems, Inc.", 628 F.2d at 1042; Burke v. National Broadcasting Co., 598 F.2d 688, 961 (1st Cir.1979), cert. denied, "National Comics Publications, Inc. v. Fawcett Publication", Inc., 191 F.2d 594, 598-99 (2nd. Cir.1951). Era una norma molto restrittiva poiché non prendeva in considerazione se il proprietario del copyright intendesse effettivamente rinunciare alla protezione dell'opera omettendo il copyright, cfr. "Harris Custom Builders Inc. v. Hoffmeyer", 92 F.3d 517, 520 (1996). ("Un copyright può essere invalidato anche se questo non era l'intento del suo proprietario"). Per evitare quest'esito, l'autore doveva assicurarsi che l'opera riportasse tutte e tre le parti della dicitura. Per esempio, la presenza della data e della parola o simbolo del copyright non erano sufficienti senza il nome del proprietario, cfr. "Moger v. WHDH, Inc., 194 F.Supp 605, 606 (D.Mass.1961). Il 1909 Act riconosceva la possibilità dell'errore umano e disponeva che "l'omissione per errore o per accidente della prescritta dicitura da una o più copie non invaliderà il copyright..." [20]. Questo paragrafo proseguiva coi limiti e le condizioni per il risarcimento: il proprietario del copyright poteva chiedere il risarcimento dei danni solo a un soggetto che avesse violato il copyright dopo aver appreso che esso esisteva. I trasgressori in buona fede erano liberi da ingiunzioni permanenti a meno che il proprietario del copyright non li rimborsasse per le spese ragionevolmente sostenute. Il requisito della dicitura s'estendeva oltre la prima pubblicazione [21]. L'indicazione del copyright doveva apparire su tutte le copie dell'opera, e la mancata inclusione anche solo su poche copie portava all'invalidazione del copyright, come dimostrato dal dibattimento processuale in "Lydiard-Peterson Co. v. Woodman", 204 F.2d 921, 925 (1913) ("La dicitura che secondo la legge del Congresso dev'essere posta su ciascuna copia dell'opera registrata...") 10. Opere-matrice A partire dagli anni Ottanta, la Disney ha distribuito compilations di film d'animazione. Tali compilations comprendono invariabilmente almeno un film con Mickey Mouse, e ne perpetuano l'immagine e il gradimento nelle menti di una nuova generazione. Poco prima del natale 1993, la Disney iniziò a promuovere "Mickey Mouse: The Black and White Years", una raccolta su laser disc dei primi film con Mickey Mouse, come parte di una serie speciale intitolata "Disney's Exclusive Archive Collection". La Disney così descrive questa particolare raccolta: Questa storica retrospettiva copre sette anni, dal primissimo cartone animato in bianco e nero di Mickey Mouse (1928) all'ultimo (1935). Ogni cartone animato è stato restaurato con estrema cura ed è presentato nella sua originale versione in bianco e nero, tale e quale a come fu proiettato nelle sale cinematografiche [22]. Questa raccolta comprende le versioni originali di "Plane Crazy", "Steamboat Willie" e "Gallopin' Gaucho" (le versioni sonore). I film sono accompagnati dalle title cards, l'equivalente del colophon delle pubblicazioni letterarie. La scheda di "Steamboat Willie" contiene questa indicazione di copyright: "copyright mcmxxix". Quella di "Plane Crazy" (da non confondersi con "Mickey Mouse in Plane Crazy") contiene la stessa dicitura, come anche quella di "Gallopin' Gaucho" [23]. Si possono fornire due elementi per provare l'invalidità del copyright: 1) non è presente la dicitura su 2) copie pubblicate dell'opera, cfr. "Bell v. Combined Registry Co.", 397 F.Supp. 1241 (N.D. 111.1975): "Per dimostrare l'invalidità del copyright, occorre provare che: 1) [l'opera] è stata pubblicata e che 2) era sprovvista di una corretta dicitura". I due film che a detta della stessa Disney sono le opere-matrice di Mickey Mouse non sono protetti da copyright perché le schede dei film recano una dicitura impropria su cui ci si può basare per stabilire la non validità delle registrazioni. Le due title cards contengono le diciture "copyright mcmxxix". Il 1909 Act richiede che una indicazione di copyright contenga la data, un simbolo o una parola che indichi il copyright e il nome del detentore del copyright. Quest'ultima parte non compare nelle title cards, il che rende i copyright non validi. La Disney ha anche un altro problema: l'anno di registrazione di "Steamboat Willie" è il 1928, non il 1929. Non è chiaro quale sia la data di pubblicazione di "Plane Crazy". "Mickey Mouse in Plane Crazy" fu pubblicato per la prima volta nel 1928. La colonna sonora fu aggiunta più tardi nel corso dello stesso anno, ma "Plane Crazy" non fu registrato fino al 1930. Anche una data di pubblicazione non corretta invalida un'indicazione di copyright, e con essa la relativa protezione. La Disney non può avvantaggiarsi del 17 U.S.C. § 20 (1909 Act). Quel paragrafo garantisce protezione a una persona che per errore o accidentalmente ometta l'indicazione di copyright in una o più copie dell'opera. La Disney non ha omesso l'indicazione: ne ha apposta una non corretta. La Disney non è una piccola azienda a conduzione familiare, ci si poteva ragionevolmente attendere che il suo ufficio legale si accorgesse di questa "svista" e la correggesse, e non oggi, ma molto tempo fa. La storia della Disney dimostra che è stata coinvolta in cause per violazione di copyright e marchi commerciali fin dal 1934 [24]. La Disney ha avuto tantissime occasioni di correggere qualunque "errore", ma non lo ha fatto. Come ostacolo finale a qualunque azione, c'è una serie di limiti statutari inclusi nella legge sul copyright attualmente vigente. La Disney avrebbe dovuto adire le vie della giustizia civile per violazione di copyright entro tre anni dall'inizio di tale violazione [25]. Visto che il requisito della dicitura è stato abolito più di tre anni fa, la Disney ha perso l'occasione di citare in giudizio qualunque trasgressore ai sensi del paragrafo 20 del 1909 Act. Ma per quanto riguarda Mickey Mouse questo non è il solo problema di copyright che la Disney si trova a fronteggiare. "Steamboat Willie" e "Plane Crazy" non sono le opere-matrice di Mickey Mouse. Mickey Mouse apparve per la prima volta in "Mickey Mouse in Plane Crazy", 1928, e ancora nella versione muta di "Gallopin' Gaucho", più tardi nello stesso anno. Sono queste le opere-matrice di Mickey Mouse. A differenza di quanto ha fatto con "Steamboat Willie" e "Plane Crazy", la Disney non ha incluso nella sua raccolta "Mickey Mouse: The Black and White Years" le title cards di "Mickey Mouse in Plane Crazy" o della versione originale (muta) di "Gallopin' Gaucho". Così, anche se si potrebbe argomentare in maniera convincente che le diciture su quelle due title cards avevano la stessa forma impropria di quella di "Steamboat Willie" (registrato nello stesso semestre) o di "Plane Crazy" (registrato due anni più tardi), nel proseguire quest'analisi concederemo alla Disney il beneficio del dubbio. Per lo scopo di questa discussione, daremo per scontato che le diciture sulle title cards di "Mickey Mouse in Plane Crazy" e la versione originale (muta) di "Gallopin' Gaucho" fossero corrette. Ne conseguirebbe che il personaggio di Mickey Mouse sarebbe protetto in quanto parte di film protetti da copyright. 11. Opere derivative Tra i vari diritti che detiene un proprietario di copyright, uno è la facoltà di autorizzare opere derivative. Ai sensi del 1909 Act, a definire un'opera "derivativa" era il diritto applicato, la sfera giudiziaria. Il 1976 Act codificò tale definizione al paragrafo 101, dove è definita "derivativa" un'opera "basata su una o più opere pre-esistenti" [26]. In "United States v. Taxe" si spiega che è derivativa un'opera che "sarebbe ritenuta in violazione del materiale che riprende da un'opera precedente", 540 F.2d 961, 965 (9th Cir.1976). Un detentore di copyright può permettere ad altri di creare una seconda opera sostanzialmente copiata dal materiale registrato, cfr. "Litchfield v. Spielberg", 736 F.2d 1352, 1357 (9th Cir.1984), cert. denied. Un detentore di copyright può anche usare materiale di un'opera protetta da copyright in un'ulteriore opera derivativa che può essere registrata separatamente. In questa situazione, il proprietario di copyright deterrebbe due copyright separati. Molto spesso personaggi di grande successo appaiono in diverse opere separate. Alcune di queste opere sono sequels, come i film del ciclo Nightmare, in cui appare il personaggio di Freddy Krueger. Altri personaggi fanno parte di una serie, come quelli di Guerre stellari. Altri ancora, come Mickey Mouse, sono parte di una raccolta di film autonomi l'uno dall'altro e non consequenziali. Poiché i personaggi di finzione sono protetti da copyright in quanto parti componenti una più grande opera protetta, sono tutelati dalla riproduzione abusiva. Opere successive che contengano personaggi apparsi per la prima volta in altre opere protette da copyright sono necessariamente opere derivative in quanto usano materiali pre-esistenti e protetti da copyright. Con questa pratica legale, la Disney ha creato innumerevoli opere derivative. In particolare, "Steamboat Willie" e "Plane Crazy" sono opere derivative basata su "Mickey Mouse in Plane Crazy". Entrambi i film utilizzavano un elemento protetto da copyright, cioè il personaggio di Mickey Mouse. Addirittura, "Plane Crazy" non si limitava a riproporre un personaggio o due, bensì usava l'intero film e si limitava ad aggiungere il suono. Anche i materiali del Mickey Mouse Club erano opere derivative: contenevano immagini di Mickey Mouse sui moduli, sulle tessere, sui bollettini etc. Le opere derivative sono a loro volta registrabili, ma con determinati limiti. Il paragrafo 103 del 1976 Act è esplicito su quali siano i limiti del copyright di un'opera derivativa: Il copyright di un'opera derivativa copre solo il contributo originale del suo autore, e non implica alcun diritto esclusivo sui materiali pre-esistenti. Il copyright di un'opera di questo tipo è indipendente da quello dei materiali pre-esistenti, e non influenza né estende la durata, la proprietà o la sostanza del copyright di tali materiali. [27] Il copyright di un'opera derivativa protegge solo ciò che vi ha aggiunto il suo autore, e non influenza in alcun modo il materiale pre-esistente, cfr. "Russell v. Price", 612 F.2d 1123, 1128 (9th Cir.1979), cert. denied. L'autore di un'opera derivativa non ha alcun rapporto speciale col materiale originale, né il copyright dell'opera derivativa ha conseguenze su quello dell'opera su cui si basa, cfr. "Silverman v. CBS", Inc., 870 F.2d 40 (2nd Cir.1989). Ma, come per qualunque altra faccenda, c'è sempre un'eccezione che conferma la regola. Nel caso di un'opera derivativa, l'eccezione si verifica quando l'autore di un'opera derivativa e quello dell'opera originale siano lo stesso soggetto. La teoria è che la pubblicazione di un'opera che contenga materiali pre-esistenti equivalga alla pubblicazione simultanea del nuovo materiale (protetto in quanto opera derivativa) e dei materiali pre-esistenti, cfr. "Grove Press v. Greenleaf Publishing Co." 247 F.Supp. 518 (E.D.N.Y.1965). Spiega il professor Nimmer: Qualunque pubblicazione autorizzata di un'opera derivativa deve necessariamente costituire anche una pubblicazione dell'opera pre-esistente su cui si basa. Poiché un'opera derivativa, per sua stessa definizione, incorpora ad un certo livello una copia dell'opera pre-esistente, la pubblicazione della prima equivale necessariamente alla pubblicazione della porzione copiata della seconda [28]. Cfr. anche "American Greetings Corp. v. Kleintab Corp.", 400 F.Supp 228 (S.D.N.Y.1975). La Corte d'Appello della Seconda Circoscrizione conferma in "Shoptalk, Ltd. v. Concorde-New Horizons Corp.", 168 F.3d 586, 590 (1999): Una volta che un'opera sia pubblicata col consenso dell'autore qualunque sia il mezzo di comunicazione, essa perde le sue protezioni di common law". Cfr. anche "Harris Custom Builders v. Hoffemeyer", 92 F.3d 517, 520 (7th Cir. 1996). La chiave per comprendere quest'argomentazione è tenere presente che gli autori dell'opera derivativa e di quella originale sono in realtà la stessa persona, e che la pubblicazione è autorizzata dal detentore del copyright dell'opera originale. Se l'opera derivativa viene pubblicata senza la indicazione di copyright, allora anche l'opera originale viene pubblicata senza dicitura dal suo proprietario, e quindi entrambe le opere subiranno le conseguenze di tale omissione ai sensi del 1909 Act, vale a dire l'invalidazione del copyright, cfr. "Shoptalk, Ltd. v. Concorde-New Horizons Corp.", 168 F.3d 586, 590 (1999). Cfr. anche "Caliga v. Inter Ocean Newspaper Co.", 215 U.S. 182, 188 (1909). La Disney pubblicò l'immagine di Mickey Mouse sui materiali del Mickey Mouse Club senza apporvi alcuna indicazione di copyright. Quei materiali furono "pubblicati" secondo la definizione del 1909 Act, in quanto furono "riprodotti in copie per la vendita", cfr. "Hub Floral Corporation v. Royal Brass Corporation", 454 F.2d 1226, 1229, 16 A.L.R. Fed. 588, 172 U.S.P.Q. 418 (1972). Si trattava di opere derivative in quanto contenevano materiali protetti da copyright, cioè contenevano Mickey Mouse. Per farla breve, la Disney pubblicò la sua immagine protetta da copyright priva di indicazione, quindi rinunciò alla protezione e alla rivendicazione del copyright su tale immagine. "Mickey Mouse in Plane Crazy" si basa su schizzi e scarabocchi che Walt Disney fece durante un viaggio in treno. Ciò fa di "Mickey Mouse in Plane Crazy" un'opera derivativa. Assumendo che quegli scarabocchi non furono mai pubblicati, uno potrebbe cercare di dimostrare che sono ancora protetti da copyright secondo la common law, in quanto opere inedite. Ai sensi del paragrafo 303(a) del 1976 Act si evincerebbe che non avendo Disney pubblicato gli schizzi originali, Mickey Mouse è ancora protetto da un quasi-copyright fino al 31 dicembre 2002. Ma, seguendo i ragionamenti messi in pratica nel dirimere le suddette cause, quegli schizzi furono effettivamente pubblicati quando furono pubblicati "Mickey Mouse in Plane Crazy", i materiali del Mickey Mouse Club e le successive opere derivative. Un imputato di violazione del copyright di Mickey Mouse potrebbe argomentare con successo che i film di Mickey Mouse e i materiali del Mickey Mouse Club erano opere derivative che non differivano sensibilmente dagli schizzi originali, e che la pubblicazione di quei film e materiali equivaleva alla pubblicazione in un altro medium delle opere ispiratrici, cioè i primi schizzi e ghirigori. Dunque, le pubblicazioni dei film e dei materiali del club implicavano la pubblicazione del materiale presuntamente protetto dalla common law o da un quasi-copyright, cfr. "See Shoptalk, Ltd. v. Concorde-New Horizons Corp.", 168 F.3d 586, 590 (1999) and Harris Custom Builders Inc. v. Hoffmeyer, 92 F.3d 517, 520 (1996). Quest'argomentazione ha senso perché altrimenti, ogni qualvolta un'opera vedesse scadere il proprio copyright e divenisse di pubblico dominio, il proprietario del copyright scaduto potrebbe cavarsela dicendo che c'erano schizzi inediti e pre-esistenti, opere originali, e che i materiali registrati erano in realtà semplici opere derivative. Ciò estenderebbe il copyright dell'"opera derivativa" ben oltre i limiti statutari, e distorcerebbe le intenzioni delle leggi sul copyright. 12. Conclusioni Disney creò Mickey Mouse su un blocco da disegni nel 1928, mentre viaggiava da New York a Los Angeles. Quegli schizzi, che erano protetti da un copyright consuetudinario, furono alla base dei film d'animazione con Mickey Mouse. Essi furono anche alla base delle immagini stampate sui materiali del Mickey Mouse Club venduti agli esercenti cinematografici. Disney pubblicò la propria creazione (protetta dalla common law) senza l'appropriata indicazione di copyright (ciò vale tanto per i film quanto per i materiali). I limiti di tempo entro cui correggere l'omissione sono scaduti, come quelli entro cui la Disney poteva adire le vie legali per violazioni del copyright fondate su tale omissione. La conseguenza di tutte queste omissioni e inadempienze è che la Disney si è pregiudicata la possibilità di rivendicare la proprietà di Mickey Mouse. Mickey è divenuto di pubblico dominio, tutti sono liberi di copiarlo e divertirsi con lui. . Note 1. I seguenti fatti sono tratti dalla "Chronology of Events in the History of Disney", Ken Polsson, URL: http://www.islandnet.com/-kpolsson/disnehis.htm. 2. I fatti storici sul Mickey Mouse Club historic sono tratti da Tomart's Illustrated Disneyana Catalog and Price Guide. 3. U.S. CONST. art. 1, § 8, cl. 8. 4. "Che tutte le azioni, cause o procedimenti ai sensi delle leggi sul copyright degli Stati Uniti saranno di naturale competenza delle corti circoscrizionali degli Stati Uniti...", 17 U.S.C. § 34 (1909 Act). 5. "Che ogni persona avente diritto, in osservanza delle disposizioni di questa legge, avranno l'esclusivo diritto: di stampare, ristampare, pubblicare, copiare e smerciare l'opera protetta da copyright; di tradurre l'opera, metterla in scena, convertire, arrangiarla o adattarla; di distribuire o autorizzare la distribuzione dell'opera, e di esporre o rappresentare l'opera in pubblico." 17 U.S.C. § 1 (1909 Act). "Questi diritti sono: 1) il diritto a riprodurre l'opera protetta da copyright in copie o incisioni fonografiche; 2) il diritto a preparare opere derivative basate sull'opera protetta da copyright; 3) il diritto a distribuire al pubblico copie o incisioni fonografiche dell'opera protetta da copyright, tramite vendita o altro trasferimento di proprietà, o tramite noleggio, acquisto a rate o prestito; 4) nel caso di opere letterarie, musicali, teatrali e coreografiche, il diritto a rappresentare l'opera in pubblico; 5) nel caso di opere letterarie, musicali, teatrali e coreografche, pantomime e opere pittoriche, grafiche o di scultura, comprese immagini singole da un film o altre opere audiovisive, il diritto a mostrare in pubblico l'opera protetta da copyright.", 17 U.S.C. § 106. (1976 Act). 6. La protezione del copyright europea è spiegata nell'articolo 6bis della Convenzione di Berna: "Indipendentemente dai diritti economici dell'autore, e anche dopo il trasferimento di detti diritti, l'autore avrà il diritto di rivendicare la paternità dell'opera e opporsi a qualunque distorsione, mutilazione o altra modifica o azione che rechi danno a detta opera che pregiudichi il suo onore o la sua reputazione." 7. "Che non sussisterà alcun copyright per il testo originale di qualunque opera di pubblico dominio...", 17 U.S.C. § 7 (1909 Act). 8. "Che tale persona possa ottenere la registrazione della sua detenzione di copyright osservando le disposizioni di questa legge...", 17 U.S.C. § 10 (1909 Act). 9. 17 U.S.C. § 304(a) (1996). 10. "Che il copyright garantito da questa legge avrà la durata di anni ventotto dalla data della prima pubblicazione...", 17 U.S.C. § 23 (1909 Act), e "potrà essere rinnovato per ulteriori anni ventotto.", 17 U.S.C. § 24 (1909 Act). 11. "In generale - il copyright di un'opera creata entro l'1 gennaio 1978 sussiste dalla sua creazione e, con le eccezioni prescritte nei seguenti sotto-paragrafi, sarà valido per il periodo della vita del suo autore più settant'anni dopo la morte dell'autore.", 17 U.S.C. § 302 (1976 Act). 12. "Che il copyright garantito da questa legge proteggerà tutte le parti componenti registrabili dell'opera protetta da copyright, e in essa tutto ciò di cui già sussista il copyright, ma senza estendere la durata o la sostanza di tale copyright.", 17 U.S.C. § 3 (1909 Act). 13. 17 U.S.C. § 3 (1909 Act). 14. Cfr. Nimmer on Copyright § 2.12. 15. "Che qualunque persona avente diritto ai sensi di questa legge possa assicurare il copyright alla sua opera mediante pubblicazione...", 17 U.S.C. § 9 (1909 Act). 16. "Che nell'interpretazione e messa in pratica di questa legge, la "data di pubblicazione" sarà, nel caso di un'opera di cui si eseguano copie per la vendita o la distribuzione, la data in cui copie della prima edizione autorizzata siano per la prima volta messe in vendita, vendute o pubblicamente distribuite dal proprietario del copyright o per sua disposizione...", 17 U.S.C. § 62 (1909 Act). 17. "Che possa valere il copyright anche per le opere di un autore le cui copie non siano riprodotte per la vendita, previo deposito, con rivendicazione di copyright, di una copia integrale di tale opera...", 17 U.S.C. § 11 (1909 Act). 18. "Che la indicazione di copyright richiesta nel paragrafo 10 di questa legge consisterà nella parola ‘copyright', o l'abbreviazione ‘Copy' o il simbolo ©, accompagnato dal nome del proprietario del copyright, e qualora l'opera sia un'opera letteraria, musicale o teatrale mandata in stampa, la dicitura includerà l'anno in cui il copyright è stato reso valido dalla pubblicazione...", 17 U.S.C. § 19 (1909 Act). 19. "Che la indicazione di copyright sarà apposta... sotto la pagina del titolo... una dicitura per ciascun volume o per ciascun numero di un giornale o periodico sarà sufficiente.", 17 U.S.C. § 19. (1909 Act). 20. "Che qualora il proprietario del copyright abbia cercato di osservare le disposizioni di questa legge per quanto concerne la prescritta dicitura, l'omissione della dicitura, per errore o per accidente, in una singola copia o in più copie non invaliderà il copyright né impedirà la richiesta di risarcimento per violazione da parte di qualunque persona che, dopo l'effettiva informazione sulla proprietà dell'opera, intraprenda la violazione, ma impedirà la richiesta di risarcimento danni nei confronti di trasgressori in buona fede tratti in inganno dall'omissione della dicitura; e in un'azione legale per violazione nessuna ingiunzione permanente avrà luogo a meno che il proprietario del copyright non rimborsi il trasgressore in buona fede per le spese sostenute se la corte, a sua discrezione, così disporrà.", 17 U.S.C. § 20 (1909 Act). 21. "Che qualunque persona avente diritto ai sensi di questa legge possa assicurare il copyright per una sua opera mediante pubblicazione in detta opera della indicazione di copyright richiesta da questa legge; e tale dicitura verrà apposta su ciascuna copia pubblicata o messa in vendita negli Stati Uniti su disposizione del proprietario del copyright...", 17 U.S.C. § 9 (1909 Act). 22. "Mickey Mouse: The Black and White Years", etichetta sulla confezione. 23. "Mickey Mouse: The Black and White Years", etichetta sulla confezione. 24. "Chronology of Events in the History of Disney", Ken Polsson, URL: http://www.islandnet. com/~kpolsson/disnehis.htm. 25. "(b) Azioni civili - Nessuna azione civile verrà intrapresa secondo le disposizioni di questa legge a meno che non sia avviata entro tre anni dalla rivendicazione.", 17 U.S.C. § 507 (1976 Act). 26. "Un'opera basata su una o più opere pre-esistenti, come una traduzione, un arrangiamento musicale, una resa teatrale, una versione romanzata o cinematografica, un'incisione discografica, riproduzione artistica, riduzione, compendio o altra forma in cui un'opera possa essere manipolata, trasformata o adattata.", 17 U.S.C. § 101 (1976 Act). 27. 17 U.S.C. § 103 (1976 Act). 28. "Nimmer on Copyright", § 4.12[A] at 4-57.